Comunità romena a Roma e Provincia

 

 Per descrivere la mia comunita devo iniziare dal lontano 106 d.C. quando Traiano conquisto la Dacia. Cosi nasce il popolo daco-romano. La popolazione, ormai romanizzata preservo la lingua e l’identita latina integre in tutti questi secoli, sebbene abbia dovuto subire il dominio ottomano (per 3 secoli), l’influenza prima russa (per oltre un secolo) e poi austro-ungarica…
Cosi dovrei iniziare, se volessi seguire la prima ipotesi che ha animato gli specialisti rumeni e stranieri per tutto il rinascimento rumeno fino ad oggi. C’e una seconda ipotesi invece, sulla quale marciano da anni molti studiosi, essa puo essere considerata “complementare” se non contraria alla precedente:

1.1 Seicentomila anni di storia.
Gli insediamenti preistorici in Romania datano dall'Eta della Pietra. Nei Carpazi negli scavi tra i fiumi Arges ed Olt, sono stati ritrovati strumenti vecchi di oltre 600.000 anni. In una caverna vicino a Cuciulat, nel N-O della Transilvania, sono stati trovati dipinti di 10.000 a.C. Con il tempo, il popolo primitivo dei Daci fondo la prima civilta in terra romena.

A partire dal VII sec. a.C. gli antichi greci fondavano colonie commerciali lungo le coste del Mar Nero, ma il primo vero regno e quello dei Daci, un popolo proveniente dalla Tracia. La civilta Dacia raggiunge il massimo sviluppo nel I° sec. a.C., sotto Decebalo, celebrato ancora oggi. Il quale, sconfitto da Traiano nel 106 d.C., si suicida.

L'assomiglianza con i romani e tuttora evidente sotto molti aspetti, come il carattere cordiale ed estroverso della gente e gli stupendi occhi e capelli scuri delle ragazze romene. Sono tratti miracolosamente sopravvissuti a migliaia di anni di invasioni barbariche succedutesi nei secoli bui dopo il ritiro delle legioni romane nel 271 (il millennio delle immigrazioni: slave, germaniche, hune…).

1.2 Lingua rumena
La colonizzazione duro solo 200 anni, tempo insufficiente perché la lingua “diventasse” neolatina. L’ipotesi piu recente e che i daci parlavano gia all’arrivo dei romani, una lingua latina popolare, presente in un area piu grande del territorio comune in un area linguistica maggiore rispetto ai confini dell’Impero Romano. I rumeni non sono i “nipoti” dei romani, ma dei vecchi cugini. (Perché) Gli elementi “latini” nella struttura linguistica ma anche e soprattutto negli atteggiamenti culturali nazionali rumeni sono prevalentemente indo-europei (incluso latini).... Sopravvissuti in un’aree culturalmente diversa (slavi bulgari e russi), musulmana (turchi, tartari) e con invasori (ungheresi). [Per ulteriori approfondimenti vedesi: www.dacii.ro, www.dacia.org, www.dr-savescu.com/links/]

1.3 Romania paese di emigrazione

  • Sasci e Secui in zona Brasov (12-14 secolo)
  • Greci intorno al 1821 (periodo delle guerre contro i turchi)
  • Rom da sempre, specie con le guerre mondiali
  • Ebrei per tutto il periodo delle guerre mondiali e dopo
  • Spagnoli durante la guerra civile (dittatura di Franco)
  • Italiani, tedeschi con l’avvento del fascismo e del nazismo, specie fra le due guerre mondiali

I tratti comuni delle lingue e delle culture rumena ed italiana costituiscono un grande vantaggio per l’immigrato rumeno trovatosi in Occidente (Italia), rispetto ad un filippino o senegalese.


Arrivando al secolo passato, posso dire che l’influenza del regime dittatoriale ha lasciato profonde limitazioni nel nostro comportamento. Mi riferisco alla nostra mancanza di fiducia, non solo verso l’esterno ma anche dentro la nostra comunita, che ci impedisce ancora mentalmente di essere ben organizzati e maggiormente informati, ma non solo, in questo modo rischiamo di assottigliare le nostre radici culturali, le tradizioni, la lingua e, in queste condizioni, e piu facile essere emotivamente vulnerabili.

Le uniche opportunita per riunirci ci vengono offerte dalla Chiesa ortodossa rumena che cerca con i suoi mezzi di tenerci uniti, di non farci sentire soli con le nostre difficolta di inserimento in un paese straniero.

Alcuni luoghi di ritrovo della comunita romena (a Roma) sono presso:

— la Basilica S. M. in Campitelli in Via Santa Maria in Campitelli (vicino al Teatro Marcello), dove ogni    domenica alle 15,30 si riuniscono i giovani rumeni per la Santa Messa celebrata in rumeno

— la Basilica Scala Coeli alle Tre Fontane in Via Laurentina, 289

— la Basilica Nativita del N.S.G.C. in Via Gallia, 162

ed altre ancora, dove la comunita rumena si riunisce per la Santa Messa ritrovando in quel momento di fede la forza e le radici della propria terra.

Secondo il Dossier Caritas (che elabora i dati del Ministero dell’Interno), al fine del 2003, in tutta l’Italia occupiamo il 1° posto come popolazione residente con 240.000 cittadini rumeni (l’11 % di tutti gli immigrati in Italia), e nella Regione Lazio, siamo di nuovo al primo posto come popolazione straniera residente. La comunita rumena e una comunita giovane, la fascia di eta maggiormente rappresentata e quella che va dai 20 ai 40 anni. Si tratta di persone arrivate in Italia da sole o seguendo la rete parenti e/o amici, alla ricerca di un lavoro e di condizioni di vita migliori di quelle che si possono ottenere attualmente in Romania.

La maggioranza degli uomini lavorano nell’edilizia e le donne come collaboratrici domestiche, ma non solo, lavorano anche nei negozi, supermercati, ristoranti, alcuni hanno un lavoro autonomo.

Non mancano i rumeni arrivati in Italia per motivi di studio. Secondo il Dossier Statistico Immigrazione 2002 della Caritas, i rumeni con regolare permesso di soggiorno per studio sono al 8° posto tra le nazioni presenti in Italia; dalla stessa fonte risulta che al 31.12.2001 i rumeni soggiornanti legalmente in Italia erano 75.377, terzi dopo Marocco ed Albania. Forse i rumeni che sono in Italia, considerando coloro che hanno il permesso di soggiorno con coloro che ne sono sprovvisti o che sono in via di ottenimento, raggiungo il mezzo milione.

Non possiamo poi dimenticare i nostri connazionali che hanno perso il lavoro a causa dei loro datori che non hanno voluto dichiarare il rapporto lavorativo. Il sindacato della UIL di Roma e del Lazio, ha denunciato che in soli 30 giorni dall’inizio della “sanatoria” sono rimasti senza lavoro 700 rumeni. (Succedeva nel 2003.) Inoltre ci sono coloro che per lavorare hanno dovuto pagare e ancora pagano i contributi che invece dovrebbero essere versati dai loro datori di lavoro.

Riguardo ai minori non accompagnati, nell’ottobre 2001 sono risultati al Comitato Minori Stranieri (“I minori stranieri non accompagnati e la deviazione-Marzo 2002”), su un totale di 8.146 segnalazioni di soggetti minorenni non accompagnati, il 7,9% di rumeni, il terzo posto nella classifica per nazioni. La maggior parte sono adolescenti provenienti da famiglie con grosse difficolta economiche che mandano i loro ragazzi all’estero con l’aspettativa di ottenere condizioni migliori per i loro figli, non sapendo dei pericoli a cui vanno incontro (spaccio di droga, prostituzione, facile affiliazione alla delinquenza organizzata, furti, ecc). Oggi la tendenza non sembra essere diversa.

Sempre dalla stessa fonte risulta che tra i minori stranieri ospitati presso le strutture di giustizia minorile, su un totale di 3.008 minori stranieri non accompagnati, troviamo al settimo posto, dopo Jugoslavia, Marocco, Albania, Nomadi, Algeria e Croazia, i minori romeni con 203 ragazzi.

Tornando al tema dell’integrazione, anche se le radici della lingua rumena e quella della lingua latina sono uguali (il che facilita l’apprendimento della lingua italiana) e anche se la nostra cultura sia simile a quella italiana, integrarsi resta comunque complesso. Ci sono i rumeni che dormono e/o vanno a mangiare nei Centri Caritas; altri si trovano a vivere in condizioni disumane: sotto i ponti, nelle case in rovina, nelle auto-demolizioni, nelle stazioni…. Ci sono anche quelli che perdono il lume della ragione, perché una volta arrivati in Italia scoprono che non c’e “il paradiso” che avevano creduto di trovare ma si trovano sfruttati a dismisura. A volte dalle stesse autorita che dovrebbero tutelarli.

Poiché siamo appena usciti da una dittatura, per noi e ancora molto difficile comprendere appieno cosa significhi vivere in un paese democratico e cosa voglia dire la tutela dei diritti che ci spettano, quindi non ci organizziamo per difenderli, per promuoverli. Ci sono pero dei miglioramenti, stiamo imparando ad apprezzarci: stanno aumentando gli atteggiamenti positivi e la nostra capacita d’integrazione. Stiamo imparando ad accettare diritti e doveri, e piano piano ad organizzare meglio la nostra vita di comunita.

La via dell’immigrazione che noi in questo decennio stiamo attraversando in Italia e stata in passato percorsa dai popoli europei che ora fanno parte della Comunita Europea, Comunita nella quale siamo destinati ad entrare anche noi nel 2007 ed arricchiti come siamo di tutto quello che di positivo possiamo apprendere dalle diverse culture con le quali veniamo in contatto, troveremo la forza di cambiare in positivo il nostro atteggiamento all’interno della nostra comunita e non solo. Senza pero le decisioni politiche vere e sostenute in pratica dalle autorita politiche, la nostra comunita, anche se numerosa, non ce la fara ad essere pienamente una risorsa attiva nel quadro della societa multi culturale (ma continueremo solo a fare i muratori, le domestiche e stare ai “semafori”).

Ma per diventare una comunita - tocca a noi costruire