Primo rapporto dell' Osservatorio Provinciale sull'immigrazione

La presenza straniera nella provincia di Roma

All’inizio del 2004, in base ai dati del Ministero dell’Interno, i permessi di soggiorno rilasciati a cittadini stranieri nella provincia di Roma erano 291 mila, una cifra pari al 13,3% del totale del paese. Il dato conferma il primato della provincia capitolina nel quadro nazionale, anche se il divario esistente con quella milanese mostra di andare man mano attenuandosi, contemporaneamente al consolidarsi di altri importanti poli d’attrazione nell’Italia centro settentrionale.
Volendo azzardare una stima per l’anno in corso, tenendo conto delle prime indicazioni disponibili a livello nazionale, i permessi di soggiorno rilasciati a Roma al primo gennaio 2005 dovrebbero essere circa 307 mila. Dai primi anni novanta, il numero di permessi di soggiorno risulta più che raddoppiato con una sensibile differenza di genere nei livelli di accrescimento, per il forte aumento della componente femminile passata dal 46% del totale del 1992 a quasi il 53 del 2004.
Il motivo principale dell’immigrazione continua ad essere è il lavoro (64% dei permessi), a conferma della buona capacità di attrazione economica della realtà romana, seguito dalle ragioni familiari (15,7%) e dai motivi religiosi (14,5%). La situazione conferma il processo di progressiva integrazione sia delle diverse collettività immigrate che dei singoli individui, mentre l’alta percentuale di permessi per motivi religiosi esprime un tipo del tutto specifico di flusso migratorio, legato al ruolo d’influenza mondiale religiosa svolto da Roma.
L’immigrazione si caratterizza come policentrica: la comunità più numerosa è quella rumena con quasi 60 mila presenze, pari al 20,5% del totale, seguita da quella filippina (23 mila unità) e da quella polacca (17 mila unità).
In termini di macroaree, più dei quattro quinti della popolazione straniera proviene dai paesi che l’ISTAT definisce a forte pressione migratoria (Pfpm), mentre solo il 22,316,5% è rappresentato da cittadini dei paesi a sviluppo avanzato (Psa).L’area da cui proviene il numero più elevato di immigrati, attualmente, era è l’Europa centro-orientale con il 40,4% del totale, valore che supera di molto quello delle altre macroaree. L’Asia orientale e l’America centro meridionale, si attestano attorno all’11%. Ancora più contenuto e in diminuzione, il contributo dei nord africani e di quelli del resto del continente (entrambi di poco superiori al 5%).
Dal punto di vista territoriale, il peso della presenza straniera sulla popolazione totale è cresciuto in tutta la provincia: i comuni dove questo valore superava il 5%, all’inizio del 2004, sono 27 mentre, quelli dove si collocava tra il 4 e il 5%, sono 18. In generale, sembra possibile individuare un’area di più forte concentrazione degli stranieri a Nord di Roma: alcuni comuni, di piccole dimensioni, presentano valori d’incidenza relativa più elevati di quelli della Capitale e raggiungono in due casi (Trevignano Romano e Ponzano Romano) valori superiori al 10% di stranieri, sul totale della popolazione.
La situazione attuale appare fortemente influenzata dai risultati dell’ultima regolarizzazione, che ha visto la provincia di Roma in testa, sia per numero di domande presentate che di concessioni, con più del 15% del totale nazionale. La quasi totalità delle richieste ha riguardato stranieri originari dei Paesi a forte pressione migratoria, tra essi, è nettissima la prevalenza di quelli provenienti dai paesi dell’Europa centrale e orientale.
Tutto ciò appare il segno del peso assunto dalle migrazioni est-ovest rispetto a quelle più tradizionali sud-nord che con quest’ultima regolarizzazione hanno determinato una riduzione notevole del peso degli africani.
 

L' inserimento lavorativo

Tra le specificità del territorio provinciale, va sottolineata la presenza particolarmente significativa della componente femminile tra la popolazione immigrata, che risulta più elevata che nel resto del paese.
Questa caratteristica della immigrazione nella provincia non è casuale: deriva dalla preponderanza della domanda di lavoro proveniente dalle imprese e dalle famiglie e si riferisce principalmente al settore dei servizi. Si connota principalmente come richiesta di lavoro di cura, un insieme complesso di attività di servizio, di assistenza ma anche di compagnia che implica una particolare relazione, anche affettiva, tra il datore di lavoro e la lavoratrice .
Risulta prevalente rispetto a qualunque altro tipo di attività, già a partire dalla seconda metà degli anni ’90 e riflette proprio questo nuovo tipo realtà lavorativa, al quale sempre più frequentemente le famiglie fanno ricorso, anche se di condizione economica modesta.
Altro aspetto significativo rilevato, è una sorta di specializzazione etnico lavorativa, peraltro non disgiunta da aspetti di genere. Come in passato, le nazionalità dedicate prevalentemente al lavoro domestico sono individuabili, attualmente, a Roma, in quelle filippina e del sud america, alle quali si aggiunta la nazionalità ucraina. Il fenomeno riguarda anche altre nazionalità, così ad esempio, le nazionalità occupate soprattutto nel lavoro autonomo, quali: i cinesi, i bangladesi nonché i nordafricani (magrebini e egiziani), questi ultimi, in particolare, impegnati anche in attività industriali e di servizio.
Dall’indagine svolta, restano confermati alcuni risultati emersi da precedenti ricerche svolte nonché l’ipotesi che l’edilizia costituisca l’area d’inserimento lavorativo di primo arrivo. In questo settore si trovano lavoratori delle nazionalità più varie ma, soprattutto, quelli appartenenti alle nazionalità di recente immigrazione. Il mancato consolidamento della presenza sui luoghi di lavoro e nel settore degli stessi immigrati può attribuirsi anche in parte al fatto che la violazione dei diritti sindacali e la diffusione del sottosalario nel campo dell’edilizia ha una portata ancora superiore rispetto agli altri rami di attività.
 

Immigrazione: fenomeno familiare

Nell’ultimo decennio, le caratteristiche dei flussi migratori e dei migranti sono rapidamente mutate. In particolare, a fianco di spostamenti per motivi di lavoro, è cresciuta la rilevanza dei ricongiungimenti familiari, trasformando così il percorso dell’integrazione da fenomeno individuale a fenomeno familiare.
Sono altresì, cambiate le caratteristiche degli immigrati stranieri: non più solo giovani uomini o donne, ma anche bambini ed adolescenti.
A queste trasformazioni, che potremmo ritenere fisiologiche e connesse alla fase di maturità raggiunta dal fenomeno, si sono aggiunti cambiamenti in buona parte non prevedibili e dovuti a fattori esterni, quali il mutamento dei principali paesi di provenienza.
Il fenomeno si è così connotato con un’accentuata “familiarizzazione” delle migrazioni, e contemporaneamente con l’arrivo di nuovi immigrati “singoli”, provenienti anche da paesi precedentemente non coinvolti da migrazioni verso l’Italia (ad esempio gli Ucraini).
Roma è stata investita in pieno da tale trasformazione, così come il territorio provinciale che vedono convivere “vecchi” bisogni accanto al manifestarsi di nuovi e più complessi.

Nascite e matrimoni

In provincia di Roma, il fenomeno della nuzialità dei cittadini stranieri ha assunto forme nel complesso simili a quelle nazionali (Tab. 1). Anche nell'area della Capitale, infatti, il numero di matrimoni con almeno un cittadino straniero è aumentato ad un ritmo sostenuto, risultando più che triplicato nell'arco del periodo considerato.
A livello locale, rispetto alla media nazionale, si nota una maggiore incidenza delle coppie straniere sia sul totale dei matrimoni con almeno uno straniero, sia sull'insieme complessivo delle nozze celebrate sul territorio provinciale. Il valore di quest'ultimo indicatore è stato nel 2001 pari al 2,5%, ben più elevato di quello relativo all'Italia, nel suo complesso. Pur essendo una quota ancora modesta, il dato può essere interpretato come un segnale del progressivo mutamento dei tratti demografici e sociali della presenza immigrata e dei suoi progetti nuziali, riproduttivi e familiari.
Per quanto riguarda in particolare i comportamenti riproduttivi infatti, (Tab. 2), i dati relativi alla provincia di Roma mostrano che i nati da genitori stranieri sono cresciuti in maniera sensibile.

La quota dei nati da coppie costituite da due immigrati, se posta in rapporto con il totale delle nascite da almeno un genitore straniero, continua a risultare più elevata nella provincia romana rispetto alla media nazionale. Anche l'incidenza dei bambini stranieri, rispetto al totale delle nascite registrate in provincia, risulta ben più accentuata della media italiana (Tab. 2).

 

Famiglie, ricongiungimenti e reti familiari

Nella sola provincia di Roma, l'analisi dei nuclei familiari con almeno uno straniero residente, evidenzia come praticamente la metà di questi siano costituiti da coppie miste italo/straniere (48,0%, tre punti percentuali sopra il dato nazionale), essenzialmente composte da uomini italiani e donne straniere (36,3% del totale); seguono, per importanza, le coppie non italiane (39,8%, circa sei punti percentuali sotto il dato nazionale), formate prevalentemente da stranieri con cittadinanza omogenea; infine i monogenitori con cittadinanza estera risultano il 12,1%, sopra il dato nazionale.
La crescita delle famiglie straniere è dovuta sia alla creazione in Italia di nuove unioni che ai ricongiungimenti familiari. Al 1 gennaio 1999, nella sola provincia di Roma i permessi rilasciati per il suddetto motivo ammontavano a 26.475 unità; negli anni successivi, tale quota è andata costantemente aumentando fino a rappresentare, al 1.1.2003, ben un quinto (20,58%) di tutti i permessi di soggiorno della provincia.
Rispetto alla provenienza geografica, gli stranieri che nel quinquennio in esame hanno beneficiato del maggior numero di autorizzazioni al ricongiungimento familiare sono stati quelli provenienti dall'Europa centro-orientale.
Dall'analisi svolta emerge che la famiglia riveste un ruolo privilegiato, non solo per la sua funzione di rete affettiva, relazionale e di sostegno, ma anche come network nella collocazione occupazionale, particolarmente per quelle collettività per le quali le relazioni risultano essere particolarmente "familiarizzate": tra queste, sono proprio i familiari o i connazionali il canale più frequentemente utilizzato per trovare un lavoro (specialmente tra i filippini).
 

L'abitazione

Per quanto concerne la sistemazione abitativa si evidenziano elementi di stabilizzazione accanto al persistere di situazioni di precarietà che riguardano soprattutto i nuovi arrivati.
Da un'indagine campionaria condotta dal Dipartimento di Scienze Demografiche nel 2002, alla quale hanno risposto circa 844 stranieri, risulta che poco meno del 70% del campione vive in un'abitazione privata, quasi sempre in casa in affitto (solo il 4% del totale degli intervistati è in casa di proprietà), il 20% sul luogo di lavoro, il 5,6% ospite da parenti, amici o conoscenti, il 3% in strutture di accoglienza e meno del 2,5% in casa occupata o in sistemazione fortuita (Tab. 3). Il numero medio di coabitanti è di poco inferiore a quattro persone, di cui meno di 1,5 sono familiari.
La media complessiva sintetizza situazioni molto diverse per area e, soprattutto, per paese di cittadinanza. Gli africani presentano la quota più elevata di persone che vivono in abitazioni private con una proporzione non trascurabile in casa di proprietà, ma nello stesso tempo, rispetto ad altre aree di provenienza, fanno registrare più frequentemente situazioni di instabilità (sono ospiti di parenti e amici o vivono in strutture di accoglienza) o addirittura di esclusione abitativa (quasi il 3% tra i nordafricani).
La principale differenza tra la condizione abitativa degli africani e quella degli altri immigrati è dovuta al peso assunto dai dimoranti sul luogo di lavoro, trascurabile tra i primi e rilevante tra i secondi. Infatti, oltre il 30% dei latinoamericani, intorno al 27% degli esteuropei e degli immigrati originari del sud-est asiatico e più del 12% degli altri asiatici vive sul posto di lavoro.
Si tratta, nella gran parte dei casi, di collaboratrici domestiche o di assistenti ad anziani ed ammalati che dimorano nell'abitazione presso la quale svolgono la loro attività lavorativa in modo continuativo.
Nel corso degli anni novanta, però, una parte significativa degli immigrati presenti da più tempo sul territorio ha cambiato modalità e tempi del proprio lavoro presso le famiglie romane ed è passata dall'impiego stabile "giorno e notte" per un solo datore di lavoro, all'occupazione alla giornata o ad ore per più datori di lavoro.
Il dettaglio per singola cittadinanza, mette in luce come sia soprattutto la comunità ucraina, costituita per lo più da donne arrivate da pochissimo tempo in Italia e a Roma, a vivere nella maggior parte dei casi sul luogo di lavoro (quasi il 75%) e, in generale, con meno di un familiare.

Da notare, inoltre, come le collettività filippina e peruviana, pur continuando a vivere in una proporzione rilevante dei casi sul posto di lavoro, presentano una condizione alloggiativa sostanzialmente stabile, senza situazioni di esclusione abitativa e con i due valori più elevati per quanto concerne il numero medio di familiari conviventi.
Tra le situazioni meno stabili va segnalata quella dei moldavi con oltre il 10% di persone che risultano ospiti di parenti e/o conoscenti e poco meno del 10% che vive in strutture occupate in modo improprio o in strutture di accoglienza.

 

Gli studenti stranieri

Nell'ultimo decennio nella provincia di Roma è costantemente cresciuto il numero di minori che rappresentano, secondo i dati del Censimento del 2001, più del 17% della popolazione straniera residente. Ancora più interessante è constatare che, se per l'insieme dei residenti (italiani e stranieri) le persone con meno di 10 anni rappresentano poco più del 9% sul totale, nel caso degli stranieri sfiorano l'11% (Tab. 4).
Negli ultimi cinque anni, nelle scuole della provincia, la presenza straniera è così andata rapidamente crescendo. Secondo i dati del MIUR dall'anno scolastico 1999/2000 a quello 2003/2004, l'aumento è stato del 77% ed ha portato quasi al raddoppio della presenza straniera nelle scuole romane.
Nell'anno scolastico 2003/2004 la percentuale di alunni con cittadinanza non italiana presenti sul territorio romano si attesta intorno al 6% del totale degli allievi registrati in Italia. La cittadinanza che fa registrare il numero più consistente di presenze nelle scuole della provincia è quella rumena, che da sola rappresenta il 27% del totale, mentre gli allievi di cittadinanza africana sono attorno al 2,5%. Un indicatore in grado di fornire elementi di giudizio sul percorso di integrazione scolastica degli alunni stranieri è la percentuale di promossi sul totale degli alunni scrutinati.
Nelle scuole elementari, a fronte di un 99% di alunni con cittadinanza italiana promossi, il 95% degli alunni stranieri in provincia di Roma supera con successo gli scrutini. Appare sintomatico il fatto che cinque bambini stranieri su 100 non riescano a superare lo scrutinio, se si considera che la promozione nella scuola elementare è quasi scontata e che il tasso di successo agli scrutini degli alunni immigrati si abbassa ulteriormente nel corso della frequenza alla scuola media. Un inserimento scolastico, quindi, che non appare privo di problematicità. Il crescente numero di studenti stranieri non è da riconnettere solo alla presenza di seconde generazioni: negli ultimi anni, si è assistito, per esempio, ad un notevole aumento di giovani stranieri iscritti negli atenei (tab.5).
Lo studio è infatti, talvolta, esso stesso motivo di migrazione. Si può ipotizzare che i flussi migratori studenteschi facciano parte delle stesse correnti che portano in Italia migranti per lavoro, per ricongiungimento familiare ed altri motivi. In particolare, i dati sembrerebbero dare ragione a quelle teorie che utilizzano come chiave di lettura dei processi migratori quella del "network", cioè dell'esistenza di legami tra paesi che da una parte influenzano le migrazioni e dall'altra vengono da queste rafforzati ed alimentati.
 

Salute e immigrazione nella Provincia di Roma

L'analisi sulle condizioni di salute degli immigrati, è stata condotta sui pazienti stranieri che sono stati accolti, visitati e curati presso la Struttura Complessa di Medicina Preventiva delle Migrazioni, del Turismo e di Dermatologia Tropicale (S.C.) dell'Istituto San Gallicano di Roma, nel periodo fra il 1 gennaio ed il 31 dicembre dell'anno 2004: si tratta di 8.293 persone, di cui 4.701 (56,7%) di sesso femminile e 3.592 (43,3%) di sesso maschile.
La provenienza per area geografica di cittadinanza evidenzia che oltre la metà arriva dai paesi dell'Europa centro-orientale (50,25%) e, a seguire per numerosità del gruppo, dall'America centro- meridionale (22,21%), dall'Asia centro-meridionale (6,32%) e dall'Africa settentrionale (5,05%). La ripartizione dei pazienti riguardo alla regolarità del soggiorno mostra che la stragrande maggioranza (il 92,5%) sono in condizione di irregolarità. La maggior parte di essi risulta arrivata in Italia da meno di tre anni (82,9%), quasi la metà è sul territorio provinciale da meno di un anno (46,3%).
La loro distribuzione per sesso è analoga nei due generi, ad eccezione del gruppo dei pazienti presente da più di dieci anni, in cui i maschi sono uno su venti e le femmine una su cinquanta. La maggioranza è domiciliata nel comune di Roma (84%), il 7,8% proviene dalla provincia, il 6,2% sono persone senza fissa dimora e l'1,5% viene da fuori provincia. La distribuzione dei pazienti domiciliati a Roma varia dall'1,7% del III Municipio all'8,8% del I Municipio.
Per quanto riguarda le principali patologie osservate, esse non si discostano molto da quelle rilevate negli italiani, fatta eccezione per aspetti che riguardano la salute materno-infantile, la prevenzione e le cure dentali, nonché per grado d'incidenza in alcuni sottogruppi della popolazione immigrata, quali persone senza dimora, rifugiati e richiedenti asilo, di vittime di tortura e della tratta e zingari. Lo shock culturale, come singola patologia ed il gruppo delle malattie dermatologiche risultano le patologie di più frequente riscontro diagnostico (Tab. 6).

Riguardo alla salute materno-infantile, tra i dati più rilevanti si evidenzia che nel 2004 su 1.607 donne immigrate visitate il 12,5%, delle pazienti si sono rivolte alla Struttura Complessa per richiedere un'interruzione volontaria della gravidanza (IVG); il 39,7% di esse ha dichiarato di aver già avuto in passato più di 2 IVG ed il 10,4% si è presentato in stato di gravidanza avanzata (intorno alla XX settimana di gestazione), senza aver mai precedentemente consultato un medico. Sono stati riscontrati orientamenti differenti nella scelta del metodo contraccettivo a seconda della provenienza geografica e culturale.
Sebbene, dopo il 1994, il riconoscimento giuridico del diritto all'assistenza in area materno- infantile è stato esteso anche alla componente irregolare e i servizi dichiarano un continuo incremento della domanda, persistono differenze sia sul piano della qualità dell'assistenza sia su quello dell'informazione e prevenzione.
Le carenze informative in particolare, assumono rilevanza sul piano epidemiologico perché condizionano scelte e comportamenti in grado di modificare l'andamento della gravidanza e del parto e di influire sulla salute del bambino nel puerperio. La percentuale di nati pretermine, importante fattore di rischio per la mortalità perinatale, ad esempio, risulta essere quasi doppia rispetto al valore riscontrato tra le madri italiane.
Questi problemi sembrano essere maggiormente presenti tra le donne che provengono dall'Europa dell'Est, presenti in Italia da minor tempo, con livelli più bassi di istruzione e con difficoltà di integrazione.

Nel corso del 2004, sono state accolte e visitate 37 donne con mutilazioni genitali femminili. L'81,6% di loro proveniva da Somalia, Etiopia ed Eritrea, la restante parte da Nigeria, Egitto, Costa D'Avorio, Repubblica Centro Africana, Sudan, Burkina Faso, Mali, Kenya, Guinea, Sierra Leone, Camerun, Mauritania, Ghana. La prevalenza dei diversi tipi di MGF, secondo la classificazione dell'OMS del 1996, è stata la seguente: 66,6% per il Tipo I; 28,2% per il Tipo II e 5,2% per il Tipo III. Quest'ultimo tipo è stato identificato più di frequente nelle donne anziane.
Fra loro, due donne sono nate in Italia ma sono state mutilate nel paese d'origine (Egitto e Sudan). Il 77,4% delle intervistate è emigrata negli ultimi due anni, di esse, il 91,8% ha consapevolezza di essere stata sottoposta a mutilazioni dei genitali, ma solo nel 19,7% ha richiesto un intervento ricostruttivo.
Un dato da sottolineare è che nel 34,1% dei casi era ancora presente un certo grado di "incertezza" sull'opportunità o meno di effettuare le mutilazioni genitali anche alle proprie figlie (nasciture in Italia o nel paese di provenienza).
Il 98,3% delle donne coniugate con MGF ha riferito di aver effettuato in Italia almeno 2 IVG.

Nel corso del 2004 inoltre, sono stati visitati e seguiti nel tempo 356 minori insieme alle loro famiglie, dei quali 71 nomadi e 285 stranieri (o con almeno un genitore straniero). Se si escludono le malattie infettive e quelle eredo-familiari, le principali motivazioni del malessere dei bambini sono da ricondurre al mancato inserimento sociale e scolastico (anche di quelli nati in Italia da genitori stranieri) ed ai conseguenti problemi di emarginazione culturale e di esclusione sociale.
Il quadro emerso dalle correlazioni lineari effettuate nei diversi gruppi di bambini ha indicato che i minori arrivati in Italia in tenera età o nati in Italia presentano una maggiore possibilità di integrazione, un migliore funzionamento globale ed una minore incidenza sia di problemi d'internalizzazione, in particolare, disturbi psicosomatici, sintomi ansioso-depressivi, isolamento, che problemi di esternalizzazione quali quelli di attenzione e concentrazione.
Sono stati visitati 215 richiedenti asilo/rifugiati provenienti da 26 paesi diversi, ma soprattutto dal Kurdistan, Iraq, Sudan, Liberia e Togo. Nella maggior parte dei casi sono uomini (88,1%) la cui età media è di 28 anni. Sono coniugati il 37,4% degli uomini e la percentuale è nettamente più alta (60,1%) nel caso delle donne Il periodo di attesa del riconoscimento dello status di rifugiato viene vissuto in maniera drammatica da parte di tutti i richiedenti asilo e spesso rappresenta una delle principali cause di malattia psichica e fisica: peggiora infatti la sindrome da stress postraumatico ed in particolare nelle vittime di tortura si sviluppa una vera e propria sindrome ansioso-depressiva particolarmente grave e si manifestano ulcera da stress, ipertensione arteriosa, malattie dermatologiche di natura psicosomatica.
Riguardo alle principali patologie osservate, il 29,2% ha presentato lesioni cicatriziali di natura traumatica; il 27,7% disturbi post-traumatico da stress; il 10,8% psicosi affettive; il 6,2% lombalgia; il 4,6% epatite B; il 4,6% postumi di fatture al cranio e l'1,5% epatite C.

In generale il bisogno di salute degli immigrati ed in particolare delle donne immigrate, permette di individuare alcuni aspetti dell'immigrazione da tenere in considerazione nelle future scelte di sanità pubblica, soprattutto per ciò che riguarda la tutela della salute dei soggetti deboli.
Secondo la casistica rilevata l'intervallo di benessere "effetto migrante sano" tra la data di arrivo in Italia e la prima richiesta di assistenza medica si è ormai ridotto a circa 30 giorni. La mancanza del permesso di soggiorno si associa a uno stato di precarietà economica e di disadattamento che, insieme alla distanza dai consueti circuiti dell'informazione e al ridotto accesso ai servizi socio-sanitari, può minare sempre più rapidamente lo stato di salute degli immigrati.

 

Caratteristiche della popolazione immigrata rilevate dalla rete dei Centri dedicati

Alla fine del 2004, a meno di un anno dall'apertura dei centri della rete di strutture di servizio dedicate alla popolazione immigrata, composta dai Centri Servizi per l'Immigrazione (CSI) e dallo Sportello Informativo Transculturale dell'Istituto San Gallicano di Roma, la banca dati dell'Osservatorio Provinciale sull'Immigrazione ha registrato oltre 8.500 immigrati stranieri.

Gli utenti dei CSI e del San Gallicano provengono, per lo più, dalla Romania. Fatta eccezione per questa collettività, che occupa uno spazio preponderante all'interno dell'archivio (39%), la restante utenza risulta notevolmente frammentata rispetto alle aree di provenienza. La soglia del 5% sul totale delle persone registrate è superata o lambita solo da cinque collettività, le altre rappresentano meno del 3%.

Alcune collettività di notevole rilevanza in termini di presenza regolare sul territorio provinciale hanno un rilievo marginale all'interno della popolazione che frequenta i CSI e il San Gallicano; è questo, ad esempio, il caso dei filippini e dei polacchi, al contrario altri gruppi di cittadinanza, gli ecuadoregni e i moldavi, si impongono all'attenzione per la loro accentuata frequenza dei centri.(Tab.7)

La durata media della presenza in Italia per gli utenti registrati è di circa tre anni e mezzo, con un campo di variazione molto ampio. Se si considerano le diverse provenienze, notevoli differenze si possono riscontrare nelle durate medie e nella loro variabilità, ad esempio, per quanto riguarda i rumeni, considerando l'epoca di arrivo sul territorio romano, si mette in luce una durata della permanenza abbastanza breve.
Come già emerso in altre parti del rapporto, una quota consistente delle persone registrate nell'archivio, hanno il coniuge e/o i figli in Italia con maggiore incidenza per il territorio provinciale. E' questo un ulteriore segnale che mette in evidenza elementi di radicamento sempre maggiori, nonostante la precarietà di alcune condizioni del soggiorno.

 

Tab. 1 – Matrimoni con almeno un coniuge straniero(a) (valori assoluti e composizione percentuale per tipologia di coppia). Provincia di Roma, anni 1992-2001

 
679
100
60,2
25,8
14,0
0,5
843
124
64,3
23,8
11,9
0,5
817
120
61,1
25,7
13,2
0,6
956
141
65,0
26,4
8,7
0,5
937
138
65,5
20,2
14,3
0,8
1.022
151
62,5
17,9
19,6
1,2
1.014
149
64,3
19,0
16,7
1,1
1.321
195
64,2
19,7
16,1
1,2
1.466
216
63,6
17,5
19,0
1,6
1.748
257
72,4
4,1
23,6
2,5

Note: (a) Solo cittadinanze dei Pfpm; nel caso di coppie straniere, almeno uno dei due coniugi è cittadino di un Pfpm. Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat. (b) Dati provvisori

 

Tab. 2 – Nati da genitori di cui almeno uno residente, per cittadinanza dei genitori (valori assoluti e percentuali). Provincia di Roma, anni 1992, 1996, 2000 e 2001(a)

 
1.880
100
974
100
51,8
2,5
2.716
144
1.578
162
58,1
4,4
3.229
172
2.428
249
75,2
6,7
3.656
194
2.837
291
77,6
8,0
 

Tab. 3 - Condizione abitativa degli stranieri originari dei Pfpm che alla data del censimento del 2001 [21 ottobre] vivevano a Roma, distintamente per area e principali paesi di cittadinanza. Indagine del 2002. Valori percentuali e numero medio di coabitanti in totale e di cui familiari

 
277
0,3
1,9
5,2
26,9
1,8
2,2
62,0
3,65
1,08
87
7,7
0,0
6,9
0,0
4,4
2,9
85,8
2,58
1,16
112
6.1
0,7
4,8
4,9
9,2
0,0
80,2
3,35
1,42
116
13,1
0,0
3,0
27,1
0,0
0,0
69,9
3,48
2,72
117
0,6
1,2
8,9
12,5
3,8
1,0
72,5
4,49
1,27
135
3,2
0,0
5,4
31,2
1,0
0,9
61,5
4,06
1,38
184
4,1
0,9
5,6
19,9
3,0
1,3
69,3
3,62
1,44

 

Tab. 4 - Popolazione straniera residente a Roma con meno di 20 anni per classe di età e area geografica di cittadinanza, valori assoluti; percentuale di persone con meno di 10 anni e di minori sul totale della popolazione straniera residente. Censimento 2001.

Area di cittadinanza
Meno
di 5
Da 5
a 9
Da 10
a 14
Da 15
a 19
Di cui minori
% con meno 10 anni sul totale
% minori sul totale
3311
2654
2594
2343
9926
10,1
16,8
305
290
285
240
1020
3,7
6,3
582
401
299
294
1458
10,2
15,2
1412
1133
823
717
3829
13,4
20,2
2210
1649
1272
1202
5866
12,5
18,9
709
706
827
827
2720
7,1
13,7
1
4
5
12
18
1,1
3,9
0
1
6
3
9
0,9
8,3
7643
6147
5527
5104
22368
10,7
17,3

Fonte: Istat, Censimento 2001

 

Tab. 5 - Stranieri iscritti negli atenei romani per continente ed anno, valori percentuali, aa.aa. 1998/99 - 2002/03

Anni accademici
Europa
Africa
America
Asia
Altro
Totale
70,3
46,0
24,3
9,7
8,3
11,2
0,5
2995
71,8
42,2
29,6
8,6
8,9
10,4
0,3
2818
70,4
37,2
33,2
8,6
10,9
9,8
0,3
4130
69,3
34,3
35,0
8,7
11,7
10,0
0,3
4169
68,4
28,7
39,7
8,1
11,7
11,4
0,4
4878

 

Tab. 6 - Le prime 10 diagnosi più rappresentate per singole malattie o gruppi di patologie estrapolati dai principali capitoli ICD IX CM.

Patologie
Femmine
Maschi
Totale
 
1.072
434
1.506
702
485
1.187
353
356
709
396
281
677
607
0
607
209
332
541
208
215
383
114
207
321
97
211
308
43
254
297
 

Tab. 7 - Utenti registrati nel sistema informativo per sesso, cittadinanza ed alcuni indicatori di struttura demografica. Dicembre 2004.

Paese di cittadinanza
Maschi
Femmine
Totale
% della cittadinanza sul totale
% di maschi sul totale
Età media
 
1835
1431
1431
39,0
43,8
33,0
342
128
128
5,6
27,2
31,8
336
116
116
5,4
25,7
37,7
27
410
410
5,2
93,8
30,0
343
82
82
5,0
19,3
39,2
295
129
129
5,0
30,4
35,0
56
128
128
2,2
69,6
33,3
111
64
64
2,1
36,6
39,1
14
145
145
1,9
91,2
36,8
36
122
122
1,9
77,2
36,1
98
60
60
1,9
38,0
37,3
22
125
125
1,7
85,0
35,7
93
52
52
1,7
35,9
37,0
74
61
61
1,6
45,2
32,1
75
36
36
1,3
32,4
33,0
74
32
32
1,3
30,2
37,9
25
63
63
1,1
71,6
37,9
11
73
73
1,0
86,9
36,2
53
29
29
1,0
35,4
36,6
39
42
42
1,0
51,9
34,1
474
657
657
13,4
-- --
-- --
4433
3985
3985
100,0
-- --
34,4