Modelli dell'intercultura

 

Quale integrazione, quale politica?

Verso un modello migliore per l’Italia?

Thomas Sewell è uno scrittore americano e in un suo libro Immigrazione e cultura ha scritto che "la storia dell’immigrazione non è solo la storia delle persone che emigrano ma è anche la storia dei territori in cui si recano e dell’impatto che hanno sui territori stessi".

L’aumento dei flussi migratori da vari paesi con diverse etnie e culture ha creato una nuova realtà socio-culturale che ha messo l’Italia in crisi (la crisi è un momento statico nel movimento). Questa crisi ha fatto emergere un contrasto fra diversi gruppi di elementi che descrivono la realtà e nel contempo dimostrano la necessità del cambiamento. Inoltre questo contrasto ha dato vita a nuovi e forti bisogni che portano a riesaminare la politica sociale, i sistemi dei servizi sociali e tutta la normativa che riguarda l’organizzazione dell’ingresso degli immigrati e la loro accoglienza.

Bisogna quindi trovare nuovi modelli che corrispondano ai nuovi bisogni, ai nuovi concetti e contesti. Ma il cambiamento è importante che avvenga anche a livello comportamentale al fine di renderci capaci di affrontare le diversità linguistico-culturali e religiose. Questo non viene risolto con la legge Bossi-Fini, anzi questa legge ha complicato una realtà già complessa, poiché si è concentrata sulla sicurezza considerandola come punto di partenza per trattare il tema dell’immigrazione e questo oltre ad essere sbagliato è anche pericoloso.

Per esempio l’incontro fra un operatore socio-sanitario italiano e un utente straniero è un incontro interculturale, è una tappa speciale dell’esperienza transculturale del paziente straniero in una società nuova e completamente alienante.

Allo stesso modo l’incontro può essere una esperienza provocatoria e difficile per gli operatori dei diversi servizi socio-sanitari. Essi devono essere sensibili rispetto alle diversità e alle peculiarità della personalità e dell’identità dell’utente straniero. Devono essere attenti a ciò che rappresenta la manifestazione di un sintomo al fine di comprendere i disagi dovuti alla diversità.

Tutto ciò richiede una grande flessibilità e libertà da pregiudizi e stereotipi.

Possiamo dire, tornando al discorso degli elementi, che il fenomeno dell’immigrazione è diventato viva realtà che crea nuovi aspetti che possono essere sintetizzati in due gruppi di elementi:

1) Gli elementi operativi che contengono tematiche fondamentali sulla diversità e sulla transculturalità come: la cultura, l’identità, il conflitto, il pregiudizio, la conoscenza di altre culture, ecc.

2) Gli elementi contestuali che riguardano l’inserimento dello straniero nella società per renderlo parte attiva favorendo, in tal modo, anche lo sviluppo del paese di accoglienza.

Questi elementi fanno capo, o così dovrebbe essere, alla normativa che regolamenta l’ingresso, il soggiorno, l’accoglienza, la sanità, la scuola e la giustizia; e tutti questi elementi devono convergere in una programmazione di integrazione adeguata alla realtà italiana per arrivare a definire un modello chiaro nei confronti dell’immigrazione.

Ma quale modello potrebbe essere utile e adeguato al contesto italiano?

 

Modelli di politiche migratorie riconosciuti nel mondo

Secondo vari studiosi a livello mondiale ci sono 4 tipi di politica migratoria, definiti:

Pari opportunità - Monoculturalismo:

E’ un modello di integrazione che garantisce a tutti pari opportunità nella sfera pubblica, a patto di rinunciare alla propria cultura ed assimilare la cultura del paese di approdo. E’ un modello in cui la cultura dominante si presenta come etnocentrica ed universale nello stesso tempo. Ciò significa monocultura, parità di diritti, con modalità di assimilazione o universalità. E’ un modello particolarmente adottato in Francia.

Pari opportunità - Multiculturalismo:

E’ un modello in cui è possibile una condizione di pari diritti nella sfera pubblica che non necessita dell’assimilazione culturale nella sfera privata. E’ un modello relativista ed universalista dove l’uguaglianza delle opportunità è compatibile con le differenze culturali presenti, come in Gran Bretagna.

Disparità dei diritti – Multiculturalismo:

E’ un modello in cui la cultura dominante (egemone) non è solo etnocentrica ma, soprattutto, segregazionista. L’uguaglianza delle opportunità è riservata agli appartenenti alla cultura egemone, mentre gli altri membri della società possono mantenere e sviluppare la propria cultura purché restino nell’ambito loro riservato. Questo modello era, fino a pochi anni fa, preferito in Germania ed ha in sé lo stesso significato della politica della aparthaid in Sud Africa.

Disparità dei diritti - Monoculturalismo

E’ un modello che non concede pari opportunità. Si tratta di un modello di assimilazione alla cultura egemone, che si mostra etnocentrica e nello stesso tempo differenzialista (integrazione razzista). E questo è il modello americano.

 

 

Quale politica in Italia?

Tornando all’Italia che vive la realtà dell’aumento costante dei flussi migratori. Si pensa o ci si chiede: Quale modello va seguito?

Ma prima di questa domanda occorre chiederci: C’è una politica migratoria chiara e stabile…?

Un studioso italiano ha affermato anni fa che la politica italiana per l’immigrazione contiene questi aspetti:

  1. E’ incerta, perché la normativa è locale, disorganica e spesso inapplicabile poiché lascia eccessiva discrezionalità alla pubblica amministrazione.
  2. E’ di corto respiro, poiché appare una normativa creata per l’emergenza, prodotta nella fretta e non disciplina le diversi fasi dell’immigrazione.
  3. E’ complessivamente poco conforme alle norme della costituzione e alla normativa internazionale.
  4. Pertanto è poco idonea a governare con equilibrio il fenomeno dell’immigrazione.

Abbiamo riscontrato in Italia diverse modalità di trattamento dei flussi migratori che possiamo riconoscere nei diversi modelli regionali:

Politica custodialistica, quella che mette in evidenza il tema della sicurezza, è riscontrabile particolarmente a Genova e a Torino.

Politica assistenzialistica, quella che rivolge particolare attenzione al sostegno e all’assistenza per gli stranieri residenti o transitanti sul territorio. E’ riscontrabile maggiormente al centro-nord, in particolare a Roma e nel Lazio.

Politica di promozione, dimostra un pensiero di integrazione ma circoscritto nella realtà oppure occasionale. Essa si interseca alla politica assistenzialistica di Roma e del Lazio ed è riscontrabile anche in alcune zone del sud Italia.

Appare evidente la mancanza di una politica netta, sostituita dall’eterogeneità delle politiche sopra accennate.

Tutte le leggi sull’immigrazione dal 1984 ad oggi, sono state sancite solo per risolvere le questioni sollevate nei diversi periodi e, comunque, legate alla politica vincente nelle varie elezioni. La legge 40 del 1998 ha provato a mettere una base, non completa, per una politica chiara, per un futuro di integrazione non ben definito..!!!

Dobbiamo iniziare dalla scuola, dai centri di accoglienza, dai servizi, per creare un clima non contaminato dai pregiudizi o dagli stereotipi, con procedure precise nel quadro di una politica interpretata da una legge senza paura; che non abbia come uniche priorità la sicurezza e l’acquisizione dei voti nelle elezioni. Un clima che parta sicuramente dagli interessi nazionali dell’Italia e che favorisca una convivenza sana basata sul rispetto della diversità dell’altro.

In questa direzione avremmo bisogno di lavorare tanto, con maggiore volontà, speranza e spirito di umanità.

A cura di Latif Al Saadi (mediatore culturale)
Febbraio 2003