I vari livelli di mediazione culturale

(Documento di lavoro presentato dal Dossier Statistico Immigrazione/Forum per l'intercultura all'Organismo del CNEL per il coordinamento delle politiche di integrazione sociale degli immigrati) .

Sommario

  1. Premessa (il carattere strutturale dell'immigrazione)
  2. La semplificazione amministrativa
      a) Obbiettivi da raggiungere
      b) Collaborazione del mondo sociale
  3. Integrazione degli immigrati e mediazione culturale
      a) Il modello di integrazione
      b) La mediazione culturale
      c) Il mediatore culturale
  4. Il protagonismo delle associazioni
  5. Conclusioni operative

 

 

 

 

 

 

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PREMESSA
(Il carattere strutturale dell'immigrazione)
Il fenomeno migratorio sta assumendo anche in Italia, come gia e avvenuto in altri paesi dell'Unione europea, una dimensione piu marcatamente strutturale. Questa maggiore stabilita viene resa evidente dall'aumento continuo delle presenze, dall'avanzato processo di ricomposizione di nuclei familiare, dal notevole numero di minori figli di immigrati (in prevalenza nati in Italia)i e dal crescente inserimento della manodopera immigrata nel mondo del lavoro.
Al milione e mezzo di immigrati soggiornanti all'inizio del 2000 si aggiungono ormai annualmente piu di 100 mila nuovi arrivati. Si pongono pertanto esigenze differenziate a seconda di queste due categorie di destinatari accomunate.
Per i nuovi arrivati deve essere reso piu agevole l'accesso ai servizi pubblici, da rimodellare in maniera tale da poter rispondere anche alle esigenze di questa nuova utenza. Resta pero il fatto che l'utente immigrato si trova in una piu accentuata situazione di bisogno e di maggiore insicurezza per la scarsa conoscenza dei meccanismi della nuova societa. Cio esige, da un lato, un forte impegno di semplificazione amministrativa e, dall'altro, la messa a disposizione di una figura facilitatrice, che si adoperi per decodificare e raccordare i codici della societa di accoglienza e di quella di arrivo, e all'occorrenza si faccia carico di tradurre, interpretare e anche riempire la modulistica, evitando i malintesi, le lungaggini e nei casi estremi la perdita dei diritti. Questa e una funzione conosciuta in molti paesi di immigrazione, dove si parla di interpretariato di contatto e di conversazione o di interpretariatosociale, comunitario e culturale, accentuando cosi la valenza tecnico-professionale nel primo caso e quella socio-culturale nel secondo.
Gli immigrati da tempo residenti, e specialmente quelli nati in Italia, senza rinunciare all'attaccamento alla loro cultura di origine, sono chiamati ad acquisire una flessibilita che consenta loro di inserirsi in maniera piu approfondita nel nuovo contesto, contribuendo cosi alla costruzione di una sintesi societaria piu ricca che veda anche gli italiani coinvolti in un processo di cambiamento. A questo livello e indispensabile la mediazione culturale che, a differenza dell'interpretariato sociale, non si occupa direttamente di facilitare l'accesso del singolo immigrato ai servizi bensi opera in ambito sociale e si fa carico di favorire una sorta di transizione culturale che impegna italiani e immigrati e consente di inquadrare in maniera non conflittuale le nuove specificita culturali, favorire i percorsi di reciproco scambio e promuovere, sia tra gli italiani che tra gli immigrati, interventi di sensibilizzazione ed educazione alle prospettive interculturali.
Entrambi i tipi di intervento sono, seppure a livelli differenti, un derivato dell'impegno necessario in una societa plurilingue, multietnica e multiculturale che evidenzia la necessita di diffondere su tutto il territorio un'organica politica di integrazione a favore di questa categoria di "nuovi cittadini", diventati parte stabile della popolazione residente.
il presente documento, partendo da questo quadro d'insieme, si sofferma prima sulla necessita di una semplificazione amministrativa tesa ad agevolare gli adempimenti a carico degli immigrati per poi entrare nel merito della mediazione culturale e dei mediatori culturali nel contesto normativo delineatosi dopo la legge 40/1998.
Scopo del documento e quello di riproporre alcuni stimoli desunti dalle esperienze condotte in varie parti d'Italia e di enucleare gli aspetti sui quali e opportuno intervenire a vari livelli con ulteriori decisioni, sia al centro che sul territorio.

 

 

 

1. LA SEMPLIFICAZIONE AMMINISTRATIVA

a) Obiettivi da raggiungere
In linea con il Testo Unico sull'immigrazione, che tende a rafforzare lo status giuridico dell'immigrato regolarmente soggiornante, e quanto mai opportuno riflettere sull'introduzione di una serie di misure di carattere amministrativo volte a coordinare piu funzionalmente gli uffici, a semplificare le procedure e a ridurre la duplicazione dei documenti. La macchinosita e la rigidita delle procedure sono, infatti, spesso causa di incertezza e di ritorno nella illegalita. Pertanto e auspicabile un coordinamento delle amministrazioni per:
- La semplificazione delle procedure in materia di rinnovo del permesso di soggiorno, richiesta della carta di soggiorno, ricongiungimento familiare e riconoscimento dei titoli di studio
- Il coordinamento delle procedure per il permesso di soggiorno, l'iscrizione all'anagrafe, l'iscrizione all'Inps e quella al Servizio sanitario nazionale;
- La riduzione della duplicazione dei documenti riguardanti la richiesta di visto, il permesso di soggiorno, la prestazione di garanzia, l'offerta di lavoro, e cio a beneficio sia dei cittadini stranieri che degli italiani coinvolti nelle procedure.
Le risorse organizzative e le acquisizioni tecnologiche rendono concretamente possibile la semplificazione di questi adempimenti amministrativi ai quali un immigrato e soggetto in relazione al suo soggiorno in Italia. Va ricordato al riguardo che hanno dato un buon esito, e pertanto vanno estese, le esperienze di esemplificazione sul tipo dello sportello unico che hanno coinvolto diverse amministrazioni settorialmente competenti per le pratiche degli immigrati.
Va aggiunto che la semplificazione amministrativa e una esigenza non limitata alle pratiche riguardanti il soggiorno degli immigrati e coinvolge anche numerosi altri ambiti di grande importanza per la vita familiare (asili nido, case popolari) e lavorative (concessioni di licenze e rilascio di altri documenti).

b) Collaborazione del mondo sociale A sostegno di questo impegno, che è proprio della pubblica amministrazione, vanno valorizzate le varie espressioni del mondo sociale (sindacati, patronati, volontariato, associazioni sia di italiani che di immigrati) tra le quali si possono rinvenire le persone in grado di operare sul territorio in regime di convenzione con gli uffici pubblici.
Parimenti di questo mondo sociale va accettata e valorizzata la capacità di favorire una lettura più attenta dei bisogni degli immigrati, di farsi carico di una analisi critica della situazione esistente, di concorrere alla creazione di strumenti di controllo della funzionalità amministrativa e di gestire le istanze di precontenzioso e di ricorso quando le decisioni degli uffici non rispondono agli standard di tutela sanciti dalla legge. Questa strategia di sforzi convergenti tra settore pubblico e forze sociali può favorire, tanto tra gli italiani quanto tra gli immigrati, il protagonismo di quelle figure formatesi ai compiti di tutela.
In particolare le associazioni degli immigrati, nell'ambito di questa strategia, non solo sono chiamate a mettere a disposizione mediatori linguistici e interpreti, ma possono anche essere valorizzate per la rete che intrattengono nel territorio in materia di informazione, di assistenza e di accompagnamento presso gli uffici pubblici: perciò meritano a pieno titolo di essere sostenute dagli enti locali (sedi, contributi, approvazione di progetti specifici) e di essere coinvolte nei comitati territoriali, nelle consulte o in strutture analoghe.
Le associazioni degli immigrati sono degli organismi ad alta capacità di presa, la cui valorizzazione deve ritenersi quanto mai necessaria in un contesto immigratorio come quello italiano che è estremamente diversificato per il rilevante numero di gruppi nazionali di immigrati (policentrismo migratorio).Va ricordato che il coinvolgimento degli immigrati nell'associazionismo è variegato e offre molteplici possibilità di grande interesse: accanto alle associazioni italiane che utilizzano operatori immigrati, vi sono le associazioni a carattere etnico o interetnico, come anche vi sono le associazioni miste cui aderiscono membri sia italiani che immigrati.
L'obiettivo di una semplificazione amministrativa deve portare a interrogarsi sulla possibilità di coinvolgere in qualche misura anche le ambasciate e i consolati dei paesi di origine per taluni adempimenti.
Senza dubbio costituisce una condizione indispensabile per il buon esito di questa strategia lo sviluppo di un'azione formativa a dimensione interculturale a beneficio dei funzionari degli uffici pubblici, che riesca a far raggiungere una maggiore consapevolezza della posta in gioco interculturale che si rinviene anche a livello amministrativo.

 

2. INTEGRAZIONE DEGLI IMMIGRATI E MEDIAZIONE CULTURALE

 
a) Il modello di integrazione

Il modello di integrazione recepito dalla legge 40/1998, afferma da una parte l'universalismo dei diritti e riconosce dall'altra come un valore le diversita delle culture di appartenenza purché non contrastino con i valori fondamentali della societa italiana, che anche gli immigrati sono tenuti a condividere, come del resto gli italiani sono chiamati a rispettare le loro specificita culturali.. Funzionale a questo modello e la sperimentazione di nuove forme di rapporti e comportamenti che favoriscano l'inclusione degli immigrati e uno scambio con le loro culture.
Affinché il modello di integrazione prescelto dal legislatore possa realizzarsi concretamente, si richiede, a livello di mentalita degli operatori e di scelte operative presso le sedi decisionali, una flessibilita aperta alla reciprocita cosi che le diverse identita culturali, senza essere minacciate o rifiutate, confluiscano in un terreno che, seppure unitario quanto alle regole fondamentali di convivenza, rimane caratterizzato dalla presenza di persone con appartenenze multiple e, di conseguenza, da un dinamismo improntato sul confronto dialettico e sulla valorizzazione reciproca (lingue, espressioni letterarie, valori, tradizioni, sistemi sociali e giuridici).
E' la mediazione culturale a favorire la disponibilita all'incontro e allo scambio di chi "ospita" e di chi viene "ospitato" per il raggiungimento di obiettivi comuni di sviluppo capaci di arricchire l'intera societa.
 

b) La mediazione culturale.
La mediazione culturale, da considerare un vero e proprio ponte tra le due parti, serve ad agevolare il processo di integrazione degli immigrati e di mutamento della societa italiana che li accoglie in un comune impegno di reciproco adattamento.
L'utilizzo di mediatori culturali immigrati presso gli uffici pubblici contribuisce a rimuovere gli ostacoli che impediscono o intralciano la comunicazione con gli utenti immigrati, specie di recente inserimento, prevenendo le situazioni conflittuali e favorendo il conseguimento dei loro diritti.
Ma il compito della mediazione culturale non si esaurisce nel facilitare le pratiche amministrative ai nuovi venuti, il che porterebbe a qualificarla come emergenziale. Nel senso piu pieno la mediazione culturale consiste in un'azione d'insieme che favorisce l'integrazione culturale degli immigrati residenti in Italia e la loro accettazione da parte degli italiani su un piano di pari dignita. Accanto alla dimensione personale della mediazione vi e quindi quella collettiva, che coinvolge gruppi e associazioni e favorisce una vera e propria integrazione societaria.
La mediazione, cosi intesa, e l'anima della politica migratoria e della stessa integrazione perché, collocandosi al termine di quelle decisioni che hanno una prevalente natura strumentale (determinazione dei flussi, normativa sul soggiorno, funzionamento della pubblica amministrazione) porta a interrogarsi sul significato della convivenza di persone di culture differenti e a individuare e a rendere operanti le possibilita di un raccordo funzionale ed arricchente. E' a questo livello che si gioca la riuscita della politica migratoria, mostrando cioe nel concreto che le diversita possono essere coordinate in un disegno unitario condiviso dalla popolazione locale e dai nuovi venuti.
 

 

c)Il mediatore culturale.

La legge 40/1998 ha introdotto per la prima volta nel nostro ordinamento giuridico la figura del mediatore culturale, recependo cosi una sperimentazione iniziata nel corso degli anni '90.
Il mediatore culturale e un operatore, dotato di una specifica preparazione, che nel processo di integrazione che si sviluppa a livello territoriale si inserisce nel territorio come figura "ponte" e interattiva tra gli immigrati, da una parte, e i servizi pubblici e la societa, dall'altra, al fine di interpretare le esigenze in campo e favorirne il raccordo.
Il riconoscimento professionale del mediatore culturale implica di per sé una sua istituzionalizzazione che, seppure secondo criteri di flessibilita, richiede un'adeguata messa a punto.
Perché il ruolo di questa figura non venga semplicisticamente equiparato a un "operatore jolly passepartout", per il cui adempimento mancano le competenze, sono necessarie varie precisazioni relativamente ai compiti da svolgere, ai settori nei quali intervenire, alla tipologia degli sbocchi lavorativi, alle caratteristiche professionali, agli standard formativi da soddisfare, alla valutazione dell'esperienza di chi da tempo opera nel settore e alla verifica dell'efficacia del collegamento con il gruppo e il paese di origine come anche con la societa italiana.
Proprio perché la formalizzazione della legge e arrivata dopo una esperienza sul campo, si deve far forza su quanto e emerso da tali esperienze collocandone i vari aspetti in una visione d'insieme.
Ad esempio, per quanto riguarda la formazione, molto e stato detto sul livello di conoscenze necessarie per poter esercitare una funzione "ponte" nei confronti delle strutture amministrative e di diversi altri settori della societa. Parimenti, per quanto riguarda la preparazione alla funzione di accompagnamento degli immigrati, e abbastanza ampia la base di convergenza sui requisiti relativi alle capacita psico-pedagogiche, alle tecniche di interpretariato e alla correttezza professionale del mediatore, rilevabile anche dall'attivita svolta prima dell'entrata in vigore della legge 40/1998. Andando oltre queste acquisizioni, si tratta ora di individuare dei percorsi formativi tipo, unitamente alle ore di formazione necessaria, e di entrare anche nel merito della formazione specifica necessaria per poter operare nei diversi settori. E' stata, poi, richiamata l'importanza degli stage da compiere presso le strutture pubbliche e del privato sociale e delle prospettive di formazione permanente dei mediatori.
Funzionale a queste prospettive formative sono i criteri di individuazione degli enti che possono essere abilitati a farsi carico della formazione dei mediatori e la scelta dei settori ai quali vanno destinati con priorita i mediatori culturali.
In un contesto piu organico anche i rapporti di impiego dei mediatori vanno perfezionati e consolidati. Finora si e ricorsi a rapporti di cooperazione, di prestazione professionale, di contratti di collaborazione coordinata e continuativa, di lavoro dipendente privato e di lavori socialmente utili: queste esperienze forniscono ovviamente un supporto quanto mai utile alle decisioni da adottare.

 

 

 

3. IL PROTAGONISMO DELLE ASSOCIAZIONI

Un discorso sulla mediazione e sui mediatori culturali comporta anche l'individuazione dei criteri in base ai quali le associazioni (di italiani, di immigrati o miste) possono stipulare convenzioni con le strutture pubbliche per mettere a disposizioni propri mediatori culturali e per condurre programmi di mediazione culturale.
Questo coinvolgimento e necessario perché la mediazione non cada nel rischio di essere burocratizzata e proprio per questo motivo le associazioni di immigrati e le organizzazioni operanti in loro favore hanno ottenuto dal legislatore un significativo riconoscimento (Testo Unico, art. 42): menzionando entrambe queste espressioni associative il legislatore sembra aver voluto evitare l'etnicizzazione di questo importante compito.
Le funzioni riconosciute alle associazioni, da svolgere con il sostegno delle strutture pubbliche, sono molteplici: effettuazione di corsi della lingua e cultura di origine; diffusione di informazioni relative alle opportunita di integrazione; valorizzazione delle espressioni culturali, ricreative, sociali, economiche e religiose degli immigrati. Le associazioni concorrono, inoltre, per realizzare l'inserimento scolastico dei figli degli immigrati (art. 38, 4).
Queste associazioni, a condizione di essere iscritte all'apposito registro, sono abilitate a firmare delle convenzioni con lo Stato, le regioni, le province e i comuni per l'impiego di mediatori interculturali al fine di agevolare i rapporti tra le singole amministrazioni e gli stranieri appartenenti ai diversi gruppi etnici, nazionali, linguistici e religiosi.
Inoltre, per prevenire comportamenti discriminatori, xenofobi e razzisti, le associazioni, sono chiamate a promuovere corsi di formazione alla convivenza in una societa interculturale a beneficio degli operatori pubblici e privati che abbiano rapporti abituali con gli immigrati o si occupino di immigrazione.
Si tratta di piste molto concrete da seguire nella programmazione degli interventi, che consentono di rinforzare la funzione dell'associazionismo e utilizzare il suo apporto.

 

 

4. CONCLUSIONI OPERATIVE
La convergenza operativa del mondo sociale con le strutture pubbliche al fine di rendere piu agevole l'integrazione degli immigrati e piu incisiva la mediazione culturale puo configurarsi solo come una conquista di fatto, da raggiungere attraverso la diffusione delle buone pratiche ai vari livelli decisionali e il confronto e il dibattito presso le sedi istituzionali di confronto.
Le Regioni, alle quali e demandata la competenza in materia di formazione professionale, sono chiamate a riflettere sulle esperienze fin qui condotte per pervenire a criteri uniformi per quanto riguarda l'attribuzione della qualifica di mediatore culturale, superando con questo indirizzo uniforme gli ostacoli che attualmente si presentano quando i mediatori si spostano in una Regione diversa da quella che ha conferito il diploma. Va da sé che le impostazioni a carattere piu generale vanno dibattute in seno al Coordinamento delle Regioni in materia di immigrazione e alla Conferenza Stato-Regioni.
A loro volta iComuni e le Province, essendo gli enti locali che gestiscono concretamente i processi di integrazione e che si fanno carico dell'utilizzo dei mediatori culturali, possono fornire un notevole contributo per dare concretezza e spessore agli altri aspetti operativi prima richiamati. E' indispensabile che la semplificazione amministrativa e la mediazione culturale diventino materie di dibattito e di confronto nei Comitati territoriali dell'immigrazione e che negli stessi sia ampio ampia la partecipazione del mondo sociale.
La Consulta dell'immigrazione presso il Dipartimento per gli Affari Sociali e l'Organismo di coordinamento presso il CNEL possono offrire il loro supporto per favorire un dibattito unificante su queste tematiche , obiettivo per il cui conseguimento puo tornare utile l'utilizzo incentivante di una quota del Fondo nazionale per le politiche sociali.
Sono molteplici e di sempre maggiore evidenza i motivi strutturali che lasciano intravedere il radicamento dell'immigrazione in Italia. La semplificazione delle procedure, da una parte, e la mediazione culturale, dall'altra, possono agevolare e rendere meno problematico questo inserimento con reciproca soddisfazione: ecco perché impegnarsi su questo piano significa preparare per tempo la societa del futuro.
(gennaio 2001).